Manolesta

3B Cooperativa Sociale ONLUS

A Busto Arsizio era conosciuto come Manolesta, nessuno ricordava ormai il suo vero nome. Fin da ragazzino si aggirava per il centro città alla ricerca della persona giusta da borseggiare.

Eh sì, perché Manolesta era il re del borseggio, ma anche molto attento a non far del male ad anziani e donne incinta, e soprattutto aveva il sesto senso da Robin Hood che lo teneva lontano dai poveri. Era in grado di distinguere le borse vere dai tarocchi, le puntava e ci infilava la mano per appropriarsi del portafogli. Si vantava di non aver mai preso nulla oltre alle banconote e di aver sempre fatto ritrovare documenti ed effetti personali alle sue vittime.

Qualcuno dice che lo facesse per dimostrare a se stesso di essere vivo, e che con i profitti dei suoi reati aiutasse in incognito molte persone bisognose.

Un ladro gentiluomo, con un tocco vellutato, fino a quando la sua mano non ha iniziato a tremare. Forse la paura, forse l’età. Sta di fatto che dopo un continuo andirivieni dalla libertà al carcere, accettò la proposta di aderire ad un progetto-lavoro che prevedeva la produzione artigianale di manufatti in pelle e similari.

Come un lampo propose l’idea di progettare una borsa anti-borseggio.

Per la legge del contrappasso, Manolesta si ritrovò a creare il primo campionario di quelle borse che oggi rappresentano una realtà ed un’opportunità di lavoro e riscatto sociale per tante persone.

Individui che hanno imparato ad apprezzare la soddisfazione che deriva dal lavoro onesto.

Manolesta non c’è più, ma la sua anima è sempre presente nel piccolo laboratorio del carcere di Busto Arsizio.

Come si addice ad un fuoriclasse, la sua vecchia macchina da cucire è stata ritirata e non viene più utilizzata. Così come la cella che lo ha ospitato per tanti anni, oggi è diventata un piccolo museo.

Un’ultima cosa: nessuno sa di quale nazionalità fosse, ed è bello pensare che fosse semplicemente un cittadino del mondo.